Egregio Presidente dell’U.C. Sampdoria
Dott. Riccardo Garrone:
Le scrivo con la presunzione che Lei avrà la cortesia di leggere queste righe qualora nel mare magnum di internet ne avrà notizia.
Il primo maggio del 2009 sono partito insieme a mia moglie con destinazione Arequipa (Perù) per adottare i nostri due figli Victor e Carlos. Qualche giorno prima mi ero recato presso il negozio Solo Samp ad acquistare due magliette della Samp con i nomi e i numeri di Cassano e Pazzini da portare ai bambini. La gentile commessa mi chiedeva la taglia dei miei figli e io, con un filo di imbarazzo, gli spiegavo che avevano 7 e 5 anni ma che precisamente non la conoscevo perché li avevo visti fino a quel momento solo in foto. Dovevo però portargli, insieme ad altri regali, le magliette della Samp perché in famiglia usa così. I miei nonni erano sampdoriani sfegatati, quello del 1903 amava dire che piuttosto di genoano “u prefferiva essè in figgiu de ‘na bagascia”; io da bambino giravo per casa con la maglia numero 7 di Saltutti (ma forse Lei neanche sa chi era Saltutti) che mio padre mi aveva regalato e la domenica andavo allo stadio con la bandiera. Non potevo non portare ai miei bambini le maglie della Samp e, visto che in fin dei conti dovevo provare a farli innamorare, ho scelto quei campioni che tutto il mondo conosceva, Perù compreso. Le allego una foto dei miei diavoletti sulla spiaggia di Lima con le magiche maglie mentre si riposano dopo aver giocato a pallone con papà. Per altro quei giorni furono calcisticamente duri, vista la sconfitta nel derby 3-1 e la finale di Coppa Italia persa. Ma tanto che ci conoscevamo e imparavamo il difficile mestiere di genitori e figli, facevamo anche il corso di Sampdorianità. Oggi i miei figli giocano a pallone nella Sampierdarenese e sono abbonati con papà nei distinti. Da due campionati non perdono una partita. I miei amici genoani dicono che li ho plagiati, io modestamente penso solo di aver trasmesso loro, insieme ad altri mille valori, quello di essere dei tifosi della squadra più bella del mondo. Del resto cosa c’è di più bello di giocare con i propri bambini a pallone e portarli con te allo stadio? Ma forse Lei non sa neanche questo.
Lei penserà che a questo punto io voglia comunicarle la mia difficoltà nel presentare loro le Sue scelte. Tutt’altro. Il piccolo mi ha già detto che Lei ha solo interesse a vendere i giocatori bravi per comprarne scarsi. Ho risposto che noi tifiamo la maglia e che i giocatori, insieme ai presidenti, cambiano, ma la nostra maglia rimarrà sempre e non sarà confondibile con nessuna altra squadra.
Il problema è un altro: io, io personalmente, non sopporto più la sua immensa spocchia. Le farò una breve premessa: sono laureato in economia e, dal 1998, per campare faccio il trader: non di rado intermedio i suoi titoli. Quindi ho la fortuna di capire quanto valgono 2-3-4-5 miliardi di euro. Ho la fortuna di poter leggere i giornali e formarmi una mia libera opinione senza arrivare alla fine dell’articolo e sentirmi plagiato. Il giorno che Lei, con spocchia chiese a chi non condivideva le sue politiche, gente da tribuna o forse da distinti, di metterci un milione di euro avrei voluto risponderle che anch’io avevo una proposta per lei, quella di scambiarci i relativi patrimoni. Le avrei fatto vedere come avrei gestito la Samp al suo posto. Con i miei soldi ci avrebbe campato, io con i suoi l’avrei fatta molto divertire! Sia chiaro Lei dei suoi denari fa giustamente quello che vuole, ci mancherebbe, ma ha il dovere di non umiliare nessuno pensando che sia l’unico allo stadio di Marassi a leggere il 24ore. Non si dimentichi mai che, se non altro, Lei è uno di quei fortunati di seconda generazione.
In fin dei conti, non sono mai stato critico nei suoi confronti. Avevo con gli amici giustificato la non-campagna di rafforzamento per la Champions. Il Presidente l’anno prima aveva fatto benissimo, bisognava dargli fiducia. La scelta su Cassano, condivisibile. Il 99 è personaggio finto, schizofrenico, maleducato. Non si può insultare il Presidente in quel modo. E quasi tutti i tifosi mercoledì Le hanno concesso un grande onore: insultare il suo nemico, testimoniare il favore al proprio Presidente contro il miglior talento di calcio italiano.
Poi ho smesso di capirla. Ci viene a parlare in conferenza stampa che la Sampdoria ha un buco di bilancio, bisogna ripianare. Presidente Lei ha distratto dal patrimonio della Samp il suo miglior giocatore, Cassano, perché l’ha insultata. Lei fa del bilancio il suo faro, il suo elemento saliente. Io, come tanti altri, pensavo che il legittimo diritto di cacciare via Cassano sarebbe stato economicamente sopportato da Lei. Se non voleva spendere quei soldi, avrebbe dovuto fare come la maggioranza delle persone fa in questi casi: ingoiare il rospo e cercare eventualmente di vendere Cassano. Mi spieghi Presidente, quale imprenditore avrebbe buttato via un asset della propria società del valore di 20 milioni di euro per quattro miseri insulti. Era giustificabile solo nell’ottica che quella scelta fosse il legittimo prurito di un ricco magnate miliardario che non si fa insultare da un quacchero analfabeta. Ma come Le può venire in mente di considerare a bilancio 1,7 milioni di spesa per la cessione di Cassano?
Ho poi ascoltato le Sue parole su Pazzini, persona garbata e sempre di equilibrio. Mi sembrano fuori luogo, come ovviamente sono fuori luogo quelle minacce nei confronti della tifoseria.
Concludo dicendole Presidente che Lei può comprare e vendere chi vuole, può parlare di calcio senza capirne nulla, finchè la Società sarà la Sua queste sono le Sue prerogative. Non può però impoverirne il valore con operazioni assurde di carattere esclusivamente personale e umorale, non può minacciare i tifosi della Sampdoria qualora non condividano il suo operato, non può screditare tutti i suoi dipendenti e collaboratori che in vario modo lasciano la Samp come se fossero dei Giuda e Lei l’unico vero luminare del calcio.
Forse Presidente che si stia preparando una via di uscita dalla Samp? Abbia voglia di litigare, per poi andarsene?
Oggi Lei ci ha umiliato di fronte all’Italia intera, invece di ripagare con riconoscenza la nostra solidarietà ci ha tradito, deriso e insultato la nostra intelligenza.
Faccia una scelta in coscienza ma la faccia presto e con lo stesso rispetto che noi abbiamo avuto nei Suoi confronti anche quando non abbiamo condiviso le Sue scelte. Se la corda si deve spezzare abbia il coraggio di dircelo in faccia, e non dopo che si è spezzata. Si faccia promotore per trovare un compratore, un’ancora di salvezza per il marinaio blucerchiato. Chiuda con dignità un rapporto che non ha mai amato ma sempre sopportato.
Lei di Paolo Mantovani ha potuto avere l’amicizia e conoscerne lo stile. Se dovrà essere scritta la parola fine, cerchi almeno di chiudere permettendoci di conservare quei valori che i tifosi della Samp hanno conquistato grazie allo straordinario esempio di quell’uomo le cui parole più belle furono:
“Tra tutte le cose che ho fatto in vita mia, l’unica di cui non mi sono mai pentito è di aver acquistato la SAMPDORIA”.
Un ringraziamento ancora a Roberto Pittaluga.
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